Omelie

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VOLENTI O NOLENTI DOBBIAMO RENDERE CONTO
XXXIII domenica
L`elogio alla donna forte e virtuosa, gioia del marito e dei figli, capace di fare tutto cio` che serve per vivere e far vivere, caratterizza il testo sapienziale dei Proverbi e trova espressione poetica nel Salmo 127. Il pensiero alla donna ritorna significativo nel testo di Paolo ai Tessalonicesi in un momento drammatico e fecondo della vita femminile che e` il parto.: le doglie arrivano improvvisamente come improvvisamente verra` il giorno del Signore. Ancora una volta dobbiamo dire che apparentemente siamo fuori dal contesto culturale attuale, nel quale una costante e forse irreversibile tendenza oscura il valore della femminilita` e della maternita`. Nessuno vuole tornare indietro, ma il futuro delle nuove generazioni, la loro felicita possibile dipende dall`equilibrio, dall`interazione, dalla complementarieta` positiva tra l`uomo e la donna. E` un equilibrio dinamico che va ritrovato. L`essere maschio e femmina, uomo donna, marito e moglie, padre e madre, e` la prima e piu` grande possibilita` di felicita` e di realizzazione terrena, del senso della vita, un progetto divino. Essendo il piu` grande e` anche il piu` odiato, il piu` offeso , il piu` travisato dalle forze del male, le quali rifiutando il campo aperto del confronto usano le subdole armi dell`inganno e della menzogna.
La parabola del Vangelo, la parabola dei talenti, ci apre all`idea perentoria dei resoconto finale: della nostra vita e di cio` che abbiamo ricevuto in dono dovremo rendere conto. Con la morte cessiamo di essere liberi pensatori, di avere le nostre idee, di trovare scuse nel comportamento degli altri nei fatti passati della storia, In cio` che non conosciamo o fraintendiamo del mistero di Dio. Ma la parabola dei talenti non ha solo un valore punitivo. Essa sottolinea al contrario la grandezza e la bellezza dei doni di Dio. Quello che possiamo trovare di bello e di grande gia` in questa esistenza cosi` reale e cosi` precaria. In questo siamo tendenzialmente infantili, vediamo solo la privazione, la proibizione, la paura di perdere noi stessi. La parabola dei talenti richiede il coraggio di essere donne e uomini autentici davanti al Dio vivente, in cui solo risiede il segreto della nostra felicita` e della felicita` degli altri.
XXXII
Devo innanzitutto sostare con voi alquanto davanti alla bellezza della prima lettura tratta dal libro della Sapienza. Nella pubblicita` la bellezza e` adoperata per vendere le saponette e i fuori strada, e soprattutto la prima delle bellezze, quella delle giovani donne, e` gestita sulla terra in modo alquanto bizzarro e su di essa piombano i falchi. Nella Scrittura la Bellezza e` una sola cosa con la Verita`, la Sapienza, la Conoscenza del Vero Dio, e` un vero e proprio percorso che pero` richiede una purificazione, un cambio di mentalita`, una conversione… Nel Vangelo Gesu` dice Beati i puri di cuore perche` vedranno Dio. il testo ci propone anche di alzarci al mattino per cercarla, La sapienza, come primo intresse della nostra giornata… chi cerca per lei il mattino la trova seduta davanti alla Porta, perche`, ecco la sorpresa, noi siamo certamente fatti per la Sapienza, siamo anche capaci di disprezzarla e di stortarla, ma e` la Sapienza che ci cerca. Quanto la cultura e le scelte di noi uomini deviano da questi passaggi fondamentali non vuole essere oggetto delle nostre riflessioni, il male si vince con il bene e qui il bene e` davvero senza misura. Chi ci accusa di essere pessimisti non conosce la Sapienza e conosce male se stesso.
Paolo viene incontro alla perplessita` dei Tessalonicesi. Siamo anche noi perplessi, forse un po` meno perche` siamo avvisati, del fatto che, nonostante la resurrezione di Cristo e le promesse di resurrezione, la morte continui a turbare la nostra esistenza; da quanto dice Paolo era comune l`idea che il giorno del Signore fosse imminente e dunque i primi cristiani erano preoccupati quando vedevano motire i loro fratelli. Paolo li rafforza nella loro fede, l`attesa della fine di tutto e` imprevedibile, la nostra certamante piu` prevedibilie, senz`altro entro questo secolo, eccetto forsei bambini qui presenti.
In sintesi cosa dobbiamo fare? Lo dice il Vangelo con la parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte. Contesto culturale decisamente diverso dal nostro, quanto a vergini e quanto a sposi che rientrano a mezzanotte, sia per il concetto di vergine che di attesa dello sposo. Ma ugualmente forte, importante. A questo riguardo proponiamo di puntare sul sicuro. Vorrei suggerirvi di sostare per un attimo a questo altare laterale dedicato alla Madonna, recuperando la piu` antica tradizione di questa comunita` dedicata alla Madonna della Visitazione, di risvegliar la conoscenza, l`amore, la devozione alla VERGINE MADRE, MADONNA DEL CAMINO, e riprenderei una antica preghiera che trovate sull`opuscolo destinato ad entrare in tutte le case.
Ricordati, o piissima Vergine Maria,
che non si è mai inteso al mondo
che qualcuno sia ricorso alla tua protezione,
abbia implorato il tuo aiuto,
chiesto il tuo patrocinio
e sia stato da te abbandonato.
Animato da tale confidenza,
a te ricorro, o Madre,
Vergine delle vergini,
a te vengo, e, peccatore come sono,
mi prostro ai tuoi piedi a domandare pietà.
Non volere, o Madre del divin Verbo,
disprezzare le mie preghiere,
ma benigna ascoltale ed esaudiscile. Amen
Buona domenica
omelia del giorno dei Santi nel ricordo dei fratelli Defunti
LE LETTURE DI QUESTA SINGOLARE DOMENICA, CHE COINCIDE CON LA FESTA DI TUTTI I SANTI, COSTITUISCONO UN APPUNTAMENTO ANNUALE, una specie di repetita juvant, per usare l`adagio latino. Comunemente si crede che la ripetizione voglia dire monotomia e fissazione di idee che non accettano la mobilita` della critica e del confronto . Non cosi` la Parola di Dio. Considerando la sua fonte divina, pur passando attraverso lo spettro dell`umanita` credente, quella dei testimoni ispirati, la Parola puo` essere esplorata all`infinito dentro il mistero divino. Chi non capisce questo cerca la novita` esegetica, la nuova svolta teologica, l`interpretazione esotica, creando mediamente una confusione di idee inaccettabile, pascolo del solipsismo narcisistico. Atteggiamento che l`Apostolo stigmatizza parlando non di ascolto, ma di prurito delle orecchie ed insana curiositas… dunque, dilatiamo costantemente la nostra conoscenza della Parola, la conoscenza di noi stessi, del mondo, della cultura e della storia, ma soprattutto chiediamo il dono di vivere e praticare la Parola, di esserne trasformati in attesa della grande trasformazione finale.
Di questa prospettiva esaltante ci parla con toni fantastici e simbolici il testo dell`Apocalisse che rappresenta con linguaggio umano l` `ultima realta` escatologica del Paradiso.
Lo stesso Giovanni ci avverte nella prima lettera che noi gia` siamo figli di Dio, ma quello che siamo non e` ancora pienamente manifesto; una prospettiva solida, fatta di gia` e non ancora, che ci apre alla fiducia e alla speranza. Ma in questo gia` c`e` qualcosa di grandioso che va attentamente coltivato: il Gesu` che ci propone le Beatitudini sul monte parla ai discepoli, a coloro che hanno il dono e la grazia di essere stati chiamati e di seguirlo.
Bisogna anche dire che questa netta percezione del Cristo vivo che da la vita e` stata soggetta nei primi secoli alla diminuizione o riduzione dell` arianesimo, che ha messo in discussione la divinita` di Cristo ponendolo sul piano dei supereroi o personaggi piu` importanti; la Riforna protestante ha poi ridotto e diminuito l`apporto della grazia nella natura umana, consegnandoci un cristianesimo libero e tendenzialmente vuoto e problematico. La contemporaneita` sembra (verbo sempre obbligatorio in questo tipo di questioni) aver eleminato la percezione del limite e dalla inclinazione al male dell`uomo (senso del peccato)da una parte, e di avere abbandonato arbitrariamente la dimensione Trascendente dell`essere mano (l`Essere fatto da Dio per Dio). Una visione dell`uomo con i piedi mozzati e la testa ghigliottinata, un uomo che non vuole neppure spiegare perche` si nasce e perche` si muore (verita` triste e cocente in questi tristi giorni di epidemia in cui ricordiamo inostri cari defunti, tentatati da una diffusa e stanca banalizzazione. Si e` detto un `sembra` d`obbligo che ci impegna a colamare questo vuoto inaccettabile per le nuove geerazioni private della completezza di una verita` che e` di tutti e che ci rende Beati.
Ebbene, il significato profondo delle Scritture, il segreto della santita` eterna di tanti nostri fratelli, sono una moltitudine, consiste nel partecipare alla vita di Cristo intimamente, di scoprire in Lui la Potenza dello Spirito Santificatore, e la infinita perfezione del Pade che ci chiama. Un dono che comunque non e` regolato dalla nostra limitata compensione, gestito dalla infinita misericordia di Dio.
Un pensiero che va oltre la morte, oltre il dolore della perdita dei propri cari, oltre la violenza di un mondo che vuole fare a meno di Dio o adopera indegnamente il suo nome uccidendo gli altri.
OMELIA XXX
34Allora i farisei, avendo udito che egli aveva 34Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Certamente Gesu frequento` la Sinagoga di Nazaret fin da bambino. lo troviamo dodicenne tra i dottori del tempio che discute, i genitori lo ritrovarono `… seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.; lo stesso l`Evangelista ricorda il ritorno di Gesu` a Nazaret dopo l`inizio della sua missione, e la sua abitudine di andare in Sinagoga il giorno di Sabato. Gesu` sa come destreggiarsi, legge e prende la parola. Possiamo dunque immaginare che Gesu` abbia frequentato fin da bambino la scuola della Sinagoga dove i bambini ebrei piu` dotati apprendevano a memoria il testo bibico, i primi cinque libri del Pentateuco o Torah, la Legge, la Parola. Certamente, essendo maschio primogenito, dopo essere stato presentato al tempio, secondo Luca quaranta giorni dopo la nascita, sara` stato iniziato alla vita della comunita` con la cerimonia dello Bar mitzwa (figlio del precetto) a 13 anni e un giorno i ragazzi, a dodici anni le bambine.
Perche` questo ricordo di Gesu`, cresciuto in sapienza eta` e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini nel suo villaggio di Nazaret? Semplicemente perche` la domanda che gli pone il dottore della legge, mandato dai farisei, e` ancor oggi la prima domanda del catechismo ebraico. Gli Ebrei nel mondo sono circa 15 milioni, non tutti vanno alla Sinagoga. Qual e` il primo comandamento della Legge? ovvero, che cosa devo fare per vivere bene, per essere buono, per essere un uomo giusto e una donna giusta, cosa vuole Dio da me, che cosa devo fare, che cosa non devo fare…? Mose` 1500 anni prima aveva ricevuto i dieci comandamenti, ma poi scopriamo che Dio la sua legge la scrive nella coscienza di ogni essere umano, ognuno di noi, se non e` un bestione, comprende infatti la differenza tra il bene e il male. Tutti i ragazzi Ebrei conoscevano la risposta. La prima parte dalla risposta e` contenuta nella famosa preghiera dello SHEMA Deut 6,4=9che il pio ebreo recita almeno cinque volte il giorno… Shema Israel adonai elo henu«ASCOLTA ISRAELE< IL SIGNORE DIO E~ UNO SOLO< Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Gesu` secondo l`insegnamento dei rabbini, vi aggiunge levitico 19,18:
Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Dunque la Prima domanda del Catechismo degli Ebrei e` Qual e`il primo comandamento. La risposta comune anche oggi e` quella che ha dato Gesu` e che abbiamo sentito declamare nel Vangelo.
Adesso vi chiedo, qual`e` la prima domanda nel catechismo dei cristiani, dei discepoli di Gesu`.
Vi aiuto, quando io ero bambino sessanta anni fa la domanda era scritta su tutti i libri del catechismo e la risposta si impava a memoria: la prima domanda era: chi e` Dio? Tutti si rispondeva Dio e` lEssere perfettissimo Creatore e Signore del Cielo e della Terra… cosa vuol dire creare, creare vuol dire fare dal nulla tutte le cose, e cosi` via.
Oggi dopo duemila anni il catechismo non e` cambiato
che cosa dobbiamo fare per vivere bene in modo giusto, chi e` Dio per meritar un amore cosi` grande, chi e` il mio prossimo….
a queste domande noi ne aggiungiamo una che contiene tutte le risposte…: CHI E` GESU`. Ecco tutto il nostro catechismo in questi anni e` la scoperta di Gesu` che ci rivela, ci manifesta, ci insegna il mistero di Dio e che cosa dobbiamo fare per vivere sempre nel bene….Chi e` Gesu`, beaoto couli che conosce la risposta e la vivr intensamente.
Il Catechismo e` pieno di sorprese, la piu` grande e` quella che Gesu` oltanto puo` farci conoscere….Dio e` Amore, Dio ci ama per primo.chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Domenica XXX inizia il catechismo
Certamente Gesu frequento` la Sinagoga di Nazaret fin da bambino. lo troviamo dodicenne tra i dottori del tempio che discute, i genitori lo ritrovarono infatti `… seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.;
lo stesso l`Evangelista ricorda il ritorno di Gesu` a Nazaret dopo l`inizio della sua missione pubblica, e la sua abitudine di andare in Sinagoga il giorno di Sabato. Gesu` sa come destreggiarsi, legge e prende la parola. Possiamo dunque immaginare che Gesu` abbia frequentato fin da bambino la scuola della Sinagoga tenuta dal rabbino dove i bambini ebrei piu` dotati apprendevano a memoria il testo bibico, i primi cinque libri del Pentateuco o Torah, la Legge, la Parola. Certamente, essendo maschio primogenito, dopo essere stato presentato al tempio, secondo Luca quaranta giorni dopo la nascita, sara` stato iniziato alla vita della comunita` con la cerimonia dello Bar Mitzwa (figlio del precetto) a 13 anni e un giorno i ragazzi, a dodici anni le bambine.
Perche` questo ricordo di Gesu`, cresciuto in ` sapienza eta` e grazia davanti a Dio e davanti agli uomin`i nel suo villaggio di Nazaret? Semplicemente perche` la domanda che gli pone il dottore della legge, mandato dai farisei, e` ancor oggi la prima domanda del catechismo ebraico. Gli Ebrei nel mondo sono circa 15 milioni, non tutti vanno alla Sinagoga. Qual e` il primo comandamento della Legge? ovvero, che cosa devo fare per vivere bene, per essere buono, per essere un uomo giusto e una donna giusta, cosa vuole Dio da me, che cosa devo fare, che cosa non devo fare…? Mose` 1500 anni prima aveva ricevuto i dieci comandamenti, ma poi scopriamo che Dio la sua legge la scrive nella coscienza di ogni essere umano, ognuno di noi, se non e` un bestione, comprende infatti la differenza tra il bene e il male. Tutti i ragazzi Ebrei conoscevano la risposta. La prima parte dalla risposta e` contenuta nella famosa preghiera dello SHEMA Deut 6,4=9che il pio ebreo recita almeno cinque volte il giorno… Shema Israel adonai elo henu«ASCOLTA ISRAELE< IL SIGNORE DIO E~ UNO SOLO< Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.
Gesu` secondo l`insegnamento dei rabbini, vi aggiunge levitico 19,18:
`Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti`.
Dunque la Prima domanda del Catechismo degli Ebrei e`: Qual e`il
primo comandamento. La risposta comune anche oggi tra gli Ebrei e` quella che ha dato Gesu` e che abbiamo sentito declamare nel Vangelo.
Adesso vi chiedo, qual`e` la prima domanda nel catechismo dei cristiani, dei discepoli di Gesu`.
Vi aiuto, quando io ero bambino sessanta anni fa la domanda era scritta su tutti i libri del catechismo e la risposta si imparava a memoria: la prima domanda era: chi e` Dio? Tutti si rispondevano `Dio e` lEssere perfettissimo Creatore e Signore del Cielo e della Terra…` cosa vuol dire creare? creare vuol dire fare dal nulla tutte le cose, e cosi` via.
Oggi dopo duemila anni il catechismo non e` cambiato
che cosa dobbiamo fare per vivere bene in modo giusto, chi e` Dio per meritareun amore cosi` grande, chi e` il mio prossimo….
a queste domande noi ne aggiungiamo una che contiene tutte le risposte…: CHI E` GESU`.
Ecco tutto il nostro catechismo in questi anni e` la scoperta di Gesu` che ci rivela, ci manifesta, ci insegna il mistero di Dio e che cosa dobbiamo fare per vivere sempre nel bene….Chi e` Gesu`, beato colui che conosce la risposta e la vive intensamente.
Il Catechismo e` pieno di sorprese, la piu` grande e` quella che Gesu` soltanto puo` farci conoscere….Dio e` Amore, Dio ci ama per primo.

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Omelia
In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio
Ci siamo abituati a leggere le parabole del regno. Sono sovente paradossali. Se da un certo punto di vista ottengono l`attenzione delle persone semplici, secondo la tradizione narrativa dei maestri rabbini, da un altro punto di vista piu` profondo si presentano come un enigma, per risolvere il quale occorre cambiare mentalita`. Particolarmente problematica la parabola detta degli invitati a nozze. Lo sfondo e` molto chiaro: alla fine della storia umsns siamo chiamati ad un banchetto, ad una grande festa, paragonabile ad una regale festa di nozze del figlio del re. Il tema e` introdotto dal profeta Isaia, e ripreso in forma problematica da Gesu`.
Il banchetto dunque rappresenta la gioia della salvezza finale.
E dunque dov`e` la difficolta`?
La spiegazione e` abbastanza semplice. Nel contesto scopriamo che qui come altrove Gesu` sta polemizzando con gli anziani e i maestri del Popolo. Essi hanno gia` deciso di arrestarlo, ma presto decideranno di ucciderlo. Dunque ancora una volta il tema e` il loro rifiuto e conseguentemente, l`invito successivo alla salvezza e` offerto a tutti gli uomini.
Inoltre sembra addirittura che il racconto contenga tre parabole diverse, una inserita nell`altra; noi, fedeli alla pagina trasmessa, leggiamo come fosse un testo solo.
Nel primo momento il re chiama gli invitati alle nozze, ma gli invitati sono occupati e non accettano l`invito. Il re si adira, ma insiste. Inviati una seconda volta i servi vengono maltrattati, e uccisi. Il re fa bruciare la loro citta` e li mette a morte.
Seconda fase, il re insiste ancora e manda ad invitare la gente per strada. Usciti per le strade i nuovi servi radunano tutti quelli che trovano, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempie di commensali.
Qui la parabola potrebbe concludersi, analogamente alla parabola dei vignaioli, dove i servi e il figlio vanno inutilmente a riscuotere il frutto del lavoro ma vengono maltrattati e uccisi. Sappiamo dunque gia` che questo modo di raccontare riassume la storia drammatica degli Ebrei e del loro rifiuto, abituati a catechismo a trattare con gli Ebrei che accettano il Vangelo, Maria, Giuseppe, Elisabetta, Zaccaria, Simeone, Anna ecc. siamo giustamente meravigliati.
Vi e` un Terzo momento. Il re scopre un invitato senza veste nuziale e dopo averlo ripreso duramente lo fa buttare fuori’ e il testo usa le parole che Gesu` abitualmente adopera per parlare dell`Inferno e la dannazione.
Qui siamo decisamente ad un punto critico, il re chiama insistentemente tutti cattivi e buoni e ne espelle uno solo. A catechismo, tralasciata la polemica con i giudei, ci insegnavano che l`uomo senza veste rappresentava l`uomo senza grazia di Dio. Ma la spiegazione era forse insufficiente visto che erano stati chiamati buoni e cattivi. Oppure, altra ipotesi, quest`uomo coltivava l`unico peccato che non puo` essere perdonato. Dal vangelo questo peccato e` il peccato di chi accusa Gesu` di essere un demonio o di essere posseduto. Ci si domanda allora se si POSSA estendere a chi considera il papa com fosse l`anticristo. Facciamo notare che chi racconta la parabola e` Gesu` stesso, non un suo catechista.
La spiegazione potrebbe essere contenuta nella frase finale…molti sono i chiamati ma pochi gli eletti. Anche qui con un certo paradosso perche` l`ecluso sembra essere uno solo rispetto a tutti gli altri commensali. Insomma che cosa vuol dire Gesu`?: noi pensiamo che voglia dire una semplice cosa… io sono un Dio pieno di misericordia e di amore, do la vita per voi, vi do tutto quello che vi serve per vivere in modo gioioso e degno, ma non dimenticare, e parla a ciascuno, che non ti salvi nel gruppo, ti salvi solo se hai il coraggio di rispondere positivamente . Per il resto la salvezza personale e` grande mistero.
 
Domenica 04-10-2020
Dopo aver letto san Paolo, che si propone ai filippesi come modello di comportamento, sento il dovere di invitarvi a non seguire il mio comportamento, ma a prestare direttamente attenzione, esclusivamente, al contenuto della Parola. Paolo e` il primo autore di cui abbiamo i testi nel Nuovo Testamento e nella storia del Cristianesimo. Egli quasi certamente non aveva confronto con altri scritti; oggi nessun Papa, vescovo, sacerdote o predicatore, direbbe una frase di questo tipo, comunque interessante. Cambio di mentalita` certamente; questo non toglie la grandezza e l`importanza di Paolo, sebbene taluni sbaglino a considerarlo il fondatore del cristianesimo. Chiamato dopo gli Apostoli, Paolo ne condivde la missione con la sua genialita` e il suo carisma, ma il fondatore e` Gesu` , mentre il primo inter pares e` Pietro. Chi afferma queste cose non conosce ne` Gesu` ne` Paolo.
In verita` sviluppiamo questa ampia e doverosa premessa per evitare il duro e immediato impatto con la prima lettura del profeta Isaia e il brano del Vangelo. Perche`? I due testi sono solidali, Gesu` infatti richiama espressamente il testo nel quale Isaia, nel Canto della vigna, parla del tradimento del popolo, della casa d`Israele; Dio ha piantato la vigna per avere frutti abbondanti ma raccoglie solo lamentazioni e sopruso…
Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.
Gesu` parla ai capi del popolo e agli anziani, quelli che stanno aspettando l`occasione propizia per ucciderlo. Piu` volte il padrone manda i suoi servi a ritirare i frutti ma i vignaioli li maltrattano e li uccidono, finche ` viene il Figlio che subisce la stessa sorte.
Gli uditori cadono facilmente nella trappola, Gesu infatti sta parlando di loro:
. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
La parabola dunque, detta dei vignaioli omicidi, e` la dolorosa Storia di Israele che rifiuta i profeti mettendoli a morte e che infine mette a morte il Figlio Gesu`. Come dice il vangelo di Giovanni, venne tra i suoi, ma i suoi non l`anno accolto… Occorre sottolineare anche due conseguenze di questo rifiuto:
la prima e` che il rifiuto rientra misteriosamente nel piano di Dio, per cui `la pietra scartata dai costruttori diventa la pietra angolare`, cioe` Cristo morto e risorto.
La seconda, dobbiamo notare come questa insistenza che troviamo nei Vangeli sul rifiuto dei capi e degli anziani del popolo continua violenta per tutto il primo secolo del cristianesimo. Questo non autorizza affatto il disprezzo dei fratelli ebrei e la pesante e plurisecolare persecuzione, fino all`incredibile e inaccettabile Shoah.
Una pagina dunque del Vangelo a dir poco inquietante che ci stimola perentoriamente ad andare avanti.
Se proprio vogliamo girarla in positivo, Dio Padre ha dato a noi la vigna e aspetta i frutti
Io ho scelto voi, dice il Signore,
perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.
Ritorno alla sorgente. Domenica XVI
La parola di Dio si apre con lo sguardo sereno di un ebreo saggio che medita sulla onnipotenza di Dio. Il Creatore, Padrone della forza giudica con mitezza. Anche noi possiamo meditare direttamente sul mistero di Dio, e` la nostra prima liberta` ed e` il nostro diritto fondamentale. L`ATEISMO RECIDE LA PRIMA DELLE LIBERTA`, LA FONTE STESSA del diritto, il motivo primo per cui un essere umano ha il diritto di nascere, di crescere, di essere rispettato e amato; tale diritto costituisce anche il primo dovere verso gli altri. Fuori da questa fonte e sorgente siamo nell`ambiguita`. A Dio Creatore tutte le coscienze individuali possono arrivare.
Cosi hai insegnato che bisogna amare gli uomini e che dopo il peccato concedi il pentimento… il testo e` fatto dunque per riflettere, e` una perla di Sapienza soprattutto perche` riapre lo sguardo dell`uomo sul suo Creatore… quando manca questo sguardo e questo respiro tutto puo`accadere, la nostra vita e` in balia degli elementi e come ci insegna la parabola, in balia del maligno.
Ma, procediamo con metodo, nella fede che ci salva non rinunciamo all`uso della luce della ragione che Dio ci ha dato.
Abbiamo cantato(per scelta), come una cerva anela ai corsi delle acque, e` una immagine poetica, dove la verita` e la bellezza si abbracciano, una immagine che ha il potere di rimettere ordine in quello spazio del desiderio che caratterizza l`essere umano quando rientra in se stesso e si interroga. Non necessariamente quando si e` in crisi o in stato di depressione, tra parentesi, la malattia piu` diffusa NEL MONDO MODERNO. il pensiero, il pensiero sul mondo e su se stessi, e` vitale e` cruciale, e pensiamo soprattutto ai giovani, superficiali TALVOLTA in comitiva, chiassosi FINO A TARDA NOTTE alla movida, ma pensosi nella prorpia stanza.
Paolo ci aiuta con uno spunto potente della lettera ai Romani, quella seconda parte della lettera, la prima analizza la situazione del peccato, la seconda lo stato della grazia, nella quale il concetto e` semplice e molto efficace. Siamo salvati in Cristo, riceviamo questa grazia quando crediamo, quando accogliamo e riconosciamo l`opera di Cristo, perfetto compimento della rivelazione del Padre. Il Dio dunque che riconosciamo nella sua onnipotenza e mitezza, il Dio che ama e perdona, il Dio che il desiderio puro ricerca costantemente, viene a noi totalmente nella persona e con l`opera di Cristo. Paolo dunque e` autorizzato, per esperienza, pesonale a ricordaci che siamo sotto l`azione dello Spirito, in modo potente, struggente, persuasivo…e` bene rileggere tutto il testo, breve e incisivo, un programma di vita. Lo Spirito infatti e` in azione, ci spinge costantemente.
lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.
Ma il brivido della Parola di Dio di questa domenica continua incalzante con il brano del Vangelo. Abbiamo aperto ancora una volta il Vangelo di Matteo e dopo avere letto il Discorso del monte, il discorso di Gesu` agli apostoli che si e` scelto, siamo arrivati al terzo dscorso, quello delle parabole. Seguiranno poi il discorso sulla realta` della Chiesa e infine il discorso sulla fine del mondo e il giudizio finale.
Il contenuto delle parabole e` la venuta del regno di Dio. Il regno di Dio nasce dall`Annuncio di Cristo, dalla sua vita, dalla sua presenza in mezzo a noi sino alla fine del mondo. Ma il maligno semina il male, personificato e oggettivato dalla zizzania. Cosa fare?: Strappare, eliminare, castigare, reprimere, innalzare patiboli, inquisire, soffocare, giudicare… oppure al contrario, pazientare, discernere, lottare per il bene, costruire, sollecitare, persuadere, illuminare, sacrificarsi, offrirsi, amare, perdonare. L`alternativa e` accrescere il male per combattere il male…oppure vincere il male con il bene, per la grazia di Gesu` crocifisso. Notiamo soltanto che pochi, troppo pochi leggono il Vangelo. A causa di questa ignoranza del Vangelo e` nato il termine buonismo.
Ognuno si interroghi, quando invitiamo e prendere il foglietto delle letture e rimeditarle a casa, e` un atto di stima e di fiducia nei confonti dei fedeli. La parola e` viva e Cristo e` qui con noi.
GESU` seduto sulla barca insegna con Parabole.
La semplicità del vangelo non deve trarre in inganno. I Vangeli, soprattutto il Vangelo di Matteo, sono opere strutturate, complesse. Vi e` senz`altro in essi l`impronta a fuoco degli Apostoli e dei primi Testimoni di Gesu`, ma si legge anche l`apporto di persone da loro incaricate, abili nella Scrittura, ed infine il respiro delle comunita` in cui sono nati.
I Vangeli che noi leggiamo sono scritti in greco, non e` la lingua di Gesu` e degli Apostoli. In questo furono in parte facilitati dalla diffusione della lingua greca tra gli Ebrei delle sinagoghe e delle scuole, ma certamente i primi credenti svilupparono uno sforzo costante e produttivo, non senza l`azione dello Spirito. Coloro che studiano i manoscritti e le fonti, sono concordi nell`affermare che dopo la Resurrezione e l`Ascensione di Gesu` al cielo, si sviluppo` una straordinaria Tradizione orale presidiata in modo autorevole da Pietro e dagli Apostoli, con la conferma degli innumerevoli testimoni oculari della vita di Gesu` sparsi ovunque. Insieme a questa Tradizione orale si e` rapidamente sviluppata una Tradizione scritta con un materiale ricco e composito, considerando anche il fatto che i testimoni oculari si spostavano e le comunicazioni non erano facil e la scrittura era manuale.
Certamente le lettere di san Paolo e altre lettere sono state scritte prima dei Vangeli che noi leggiamo, i Vangeli compaiono nella loro definitiva redazione, dopo il settanta e dopo la distruzione del Tempio.
L`ordine dei Vangeli metterebbe al primo posto Marco, a Roma subito dopo il 70`, il Vangelo, del neofita e dell`Annuncio. Matteo, l`Apostolo, dopo l`80` indirizzato ad una comunita` ebreo-cristiana, vangelo del Catechismo e della Chiesa, il piu` adoperato e commentato dei Vangeli. Luca ,scritto da un pagano convertito che esalta la misericordia di Dio, indirizzato soprattutto ai pagani e infine Giovanni, il Vangelo mistico del testimone e del discepolo, che ci porta addirittura verso la fine del secolo.
I cristiani non sono ingenui. Sanno benissimo che il messaggio del Vangelo suscita scandalo. Vi si afferma infatti la storicita` e la divinita` di Cristo. si parla di miracoli, di guarigioni e di peccato, di Satana, di demoni e possessioni, di angeli, di giudizio finale, di vita eterna senza fine, si parla di croce e di redenzione, di Maria di Giuseppe, degli apostoli, della Chiesa. Tutto questo in un mondo pluralista, relativista, dominato dalla tecnica e dalla scienza, tendenzialmente ateo…
Ma c`e` nei Vangeli e in tutto il Nuovo Testamento una idea dominante, coerente, intrinseca, un brivido che li percorre e che dona a questi documenti storici un valore straordinario. Gesu`, il protagonista e` vivo, e` il Signore del mondo e della storia, l`Emmanuele, il Dio con noi, colui che dice con autorita`: Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo,
Nel Vangelo di oggi Gesu` siede a riva sulla barca e parla in parabole. In questi racconti e` racchiuso il segreto destino del mondo.
A Geremia, il profeta, e` affidato il compito di introdurre il tema di questa domenica. I tempi sono difficili e insidiosi, il popolo e` distratto da un benessere effimero, da Babilonia sono in marcia le truppe assire per l`invasione e la distruzione del Tempio. Gli stessi capi del popolo subiscono il fascino sinistro degli idoli stranieri .Geremia e` un grande poeta e scrittore, come Isaia, ma non ha il suo carattere forte. La profezia gli riempie il cuore come un fuoco incontenibile, ma non profetizza volentieri, sa che il suo messaggio verra` rifiutato, rischia piu volte la vita, costantemente davanti alla paura. QUESTA E` LA vicenda DI GEREMIA, come si LEGGE INTENSAMENTE NEL SUO LIBRO E NELLE SUE LAMENTAZIONI. Pressato tragicamente, GEREMIA INVOCA L`ALTISSIMO e apre varchi profetici di speranza. In sintesi il profeta ci trasmette l`arte di non perdere la fiducia e il coraggio nei momenti difficili, ancorando in Dio la propria esistenza e la propria missione.
Certo non e`l`epoca della Pandemia, della perdita dei criteri morali elementari, dell`amore indeterminabile, della diffusione della droga, del potenziale bellico apocalittico, dell`impedimento a nascere e dell`affrettare la morte.Ogni tempo ha la sua fine e il suo istinto di morte, la sua carica distruttiva. Su questo Paolo ci propone un ardito parallelo tra Adamo e Cristo, che riprendendo la Genesi ha creato un canone interpretativo che permane nei secoli sull`origine del male, della morte e l`inaspettata presenza del diavolo. Non e` certo luogo e momento per questa trattazioe: di fatto Adamo viene letto e interpretato, mentre Cristo vivo viene incontrato. Il Cristo salvatore, la sua soteriologia sovrabbondante, al punto che dove abbonda il peccato, la grazia sovra abbonda..
Ma sul tema della paura del male e del peccato che ci assedia, la pagina del Vangelo, le parole di Gesu`, il testo di Matteo, tutto si Impone in termini di novita`, di bellezza, di grandezza, di superiorita`.
GESU` E` L`UNICO CHE PUO` SALVARE TOTALMENTE GLI UOMINI E LA LORO STORIA, CREATORE, REDENTORE E SIGNORE.
Quando il male ci assale e ispira in noi derive apocalittiche, da sempre diffuse nella Chiesa, non dimentichiamo, le parole di Gesu`, non abbiate paura… i capelli del vostro capo sono tutti contati, voi valete piu` di molti passeri, quello che avete udito nel segreto, gridatelo sui tetti… saldamente fondati in Cristo, nella Santissma Trinta`, con la Chiesa il Papa, Maria, i santi, i poveri e tutta l`umanita`.,
8 Moses at once bowed down to the ground in worship. Subito Mose`si getto` a terra in adorazione
Mose riconosce il passaggio del Dio vivente e reagisce chinandosi con il capo a terra in profonda adorazione.
Questo atteggiamento condiviso ancora oggi da milioni di esseri umani contrasta radicalmente con l`atteggiamento di chi in diversi modi non riconosce il vero Dio, creatore e rigeneratore dell`intera umanita`. Non e` un fenomeno legato totalmente e solo al passato, l`ateismo infatti come tutti i fenomeni umani ha la sua storia e per certi aspetti il suo declino. La pedagogia insegna inoltre che il contrasto radicale di una generazione produce l`indifferenza e la superficialita` degli eredi. Si tratta anche della trasmissione pedagogica di una lontananza che segna profondamente la nostra civilta` e investe il mondo intero. Molti uomini e donne vivono come se Dio non ci fosse. Antico e cruciale problema, problema complesso. Certamente non e` mai successo che in un mondo creato e salvato dal Dio vivente la liberta` abbia avuto libero corso fino al rifiuto, al contrasto, all`ostentazione del rifiuto. Si tratta in realta` della prima e piu` vasta forma di negazionismo da cui derivano tutte le altre. Il fatto che Nietzsche sia l`autore piu` letto e che in America l`autore piu` apprezzato e incompreso sia Michel Foucault, e dunque: la dissoluzione totale dell`occidente e il nominalismo estremo, la verita` come menzogna e l`antiverita` come verita`.
Non vogliamo fare una predica sull`ateismo, sulla liberta` umana, sulla necessita` della grazia per salvarsi. Volevamo solo ricordare con Mose` che si inginocchia davanti al Dio vivente, che Dio esiste veramente come Dio e l`ateismo in ogni caso e` una manifestazione, talvolta anche intelligente, della negazione del valore della intelligenza e della ricerca della verita`. Volevamo dire che in questo mondo creato da Dio, Dio stesso si e` manifestato con fatti e parole sufficienti a sfatare la nebbia degli stolti, l`incertezza dei pavidi, la buona fede dei pensatori, dalle buone maniere, la strumentalizzazione degli ipocriti, il narcisismo di chi ostenta il male.
Giustamente qualcuno dira` che non e` questo il nostro mestiere, quello di analizzare alla sua radice il male del mondo, la sua degenerazione originaria. Infatti l`analisi del male genera il male del tempo che e` il pessimismo radicale. Il nostro compito, preso atto del male radicale dell`ateismo e` quello di proclamare il mistero, il Vangelo che ci salva.
13 The grace of the Lord Jesus Christ and the love of God and the fellowship of the Holy Spirit be with all of you. e ancora seguendo la pagina del Vangelo
16 God so loved the world that he gave his only Son, so that everyone who believes in him might not perish but might have eternal life.
Siamo tutti oggetto di una Rivelazione divina in Cristo che viene dal Padre con la potenza dello Spirito. Va detto certamente ai presuntuosi e agli ignoranti che l`unico aspetto positivo dell`ateismo e` che si puo` sempre cambiare , per il coraggio dell`uomo e la grazia di Dio

III DOMENICA DI PASQUA

La liturgia insiste sul grande tema della misteriosa e reale risurrezione del Signore Gesù Cristo, il primo risorto dalla morte e il primo nato dalla nuova creazione. Così scrive San Pietro nella sua prima lettera

Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
Ecco perché dopo duemila anni affermiamo con profonda certezza ciò che lo stesso Pietro proclama subito dopo Pentecoste

Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».
È Gesù, nel suo nome troviamo la salvezza, tutto ciò di cui abbiamo bisogno lo troviamo nella sua vita, nella sua presenza; in Lui troviamo la vera ragione di ogni esistenza.

Gesù è sempre il protagonista centrale nella narrazione del Vangelo, ma troviamo la sua presenza sparsa nell’antica alleanza, come Egli insegna e spiega lungo il cammino ai due discepoli che rimprovera severamente, poiché la sua morte e risurrezione erano state previste da Mosè dai Salmi e soprattutto dai profeti.

Queste annotazioni trasformano il testo del Vangelo in un itinerario suggestivo dal dubbio e dalla disillusione al momento in cui i due discepoli riconoscono Gesù, quando Egli spezza il pane.
Quella che segue è la missione quotidiana della Chiesa del Dio vivente:

Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

in queste parole dimora il potente fuoco dello Spirito Santo.

La Resurrezione di Lazzaro

 

Fu la goccia che fece traboccare il vaso, o come dice un antico proverbio arabo ‘the straw that broke the camel’s back’. Il controllo dei giudei sul Vangelo inizia immediatamente con la predicazione di Giovanni il Battista e si conclude dopo un indegno processo e la derisione di Gesù morente sulla Croce. La goccia, significativa, è la resurreziome di Lazzaro, a pochi chilometri da Gerusalemme nel Villaggio di Betania. Dopo questo fatto i Giudei decisero di uccidere non solo Gesù, ma lo stesso Lazzaro, poichè il fatto si era risaputo ed era abbastanza facile arrivare da Gerusalemme per controllare. Oltre il Vangelo di Giovanni, da cui unico è tratto l’episodio, è Luca a parlare delle due sorelle di Lazzaro, Marta e Maria, e della loro amicizia fraterna con Gesù. La sintonia tra i due vangeli è profonda dal punto di vista psicologico. Lazzaro è morto, Marta va incontro al Signore, Maria, afflitta, è seduta in casa. La morte è vissuta come tragica, forse è arrivata improvvisamente, senza avvertire.
Il dialogo con Marta è sul tema ultimo, la morte e la vita. Entriamo dunque nel mistero vivente di Cristo, vero uomo che piange intensamente di compassione, vero Dio, che allo stesso tempo rassicura Marta sulla Resurrezione del fratello. La scena si ripete oggi. Anche noi siamo chiamati ad entrare con coraggio nel mistero di Cristo che piange con noi e ci rassicura.
Il miracolo è clamoroso, Lazzaro è già in decomposizione e manda odore, ma esce vivo: Lazzaro vieni fuori! I dipinti, i capolavori dell’arte lo rappresentano con il biancore tipico di chi è morto.
Sappiamo molto bene che in Giovanni i miracoli sono segni, sono rivelazioni del mistero di Dio all’uomo nella sua situazione concreta di vita. Le nozze di Cana, Nicodemo, La Samaritana, il Cieco nato e, il Paralitico alla piscina di Siloe, ed ora l’amico Lazzaro. La rivelazione richiede il coraggio e l’intelligenza della Fede. Nessuno ha mai parlato, vissuto e agito come Cristo. Nessuna religione o fede religiosa e filosofica ha determinato con pari profondità che cosa si racchiude dentro la morte dell’uomo. Per questo insistiamo ‘opportune et inopportune’ ad annunciare il Vangelo.
Betsaida è ancora là, tra le colline fiorite intorno a Gerusalemme; il pellegrino vive un momento di pausa e di meditazione prima di entrare in Gerrusalemme dove il Figlio di Dio viene inchiodato sulla Croce. Christus Dominus pro nobis tentatus et passus venite adoremus. VENITE ADORIAMO IL SIGNORE, PER NOI HA SOFFERTO TENTAZIONE E MORTE. E’ davvero importante spiegare cosa vuol dire PER NOI, ‘per noi uomini e per la nostra salvezza’, recita il Credo. Tutti gli uomini meritano rispetto, tutte le religioni e le filosofie contengono verità parziali e talvolta profonde, ma Unico è il Signore Gesù Cristo, Unica la salvezza che lui porta a ciascun uomo, nel segreto della libera coscienza, prima e dopo la morte. Prossima tappa Gerusalemme.

homily

The Resurrection of Lazarus
It was the drop that overflowed the vase, or as an ancient Arabic proverb says ‘the straw that broke the camel’s back’. The control of the Jews over the Gospel begins immediately with the preaching of John the Baptist and ends after an unworthy trial and the derision of the dying Jesus on the Cross. The significant drop is the resurrection of Lazarus, a few kilometers from Jerusalem in the Village of Bethany. After this fact, the Jews decided to kill not only Jesus, but Lazarus himself, as the fact had been known and it was easy enough to get from Jerusalem to check. Beyond the Gospel of John, from which only the episode is taken, it is Luke who speaks of the two sisters of Lazarus, Martha and Mary, and of their fraternal friendship with Jesus. The harmony between the two gospels is profound from the psychological point of view. Lazarus is dead, Martha goes to meet the Lord, Mary, afflicted, is sitting in the house. Death is experienced as tragic, perhaps it came suddenly, without warning.
The dialogue with Marta is on the ultimate theme, death and life. Let us therefore enter into the living mystery of Christ, true man who cries intensely with compassion, true God, who at the same time reassures Martha about his brother’s Resurrection. The scene repeats itself today. We too are called to enter courageously into the mystery of Christ who weeps and reassures us.
The miracle is sensational, Lazarus is already decaying and smells, but comes out alive: Lazarus come out! The paintings, the masterpieces of art represent him with the typical whiteness of those who died.
We know very well that in John miracles are signs, they are revelations of the mystery of God to man in his concrete life situation. The wedding at Cana, Nicodemus, the Samaritan woman, the blind man born and the paralytic at the pool of Siloe, and now his friend Lazarus. Revelation requires the courage and intelligence of the Faith. Nobody has ever spoken, lived and acted like Christ. No religion or religious and philosophical faith has determined with equal depth what lies within man’s death. This is why we insist ‘opportune et inopportune’ to proclaim the Gospel.
Bethsaida is still there, in the flowery hills around Jerusalem; the pilgrim experiences a moment of pause and meditation before entering Jerusalem where the Son of God is nailed to the cross. Christus Dominus pro nobis tentatus et passus venite adoremus. COME ADORE THE LORD, FOR US HE SUFFERED TEMPTATION AND DEATH. It is really important to explain what FOR US means, ‘for us men and for our salvation’, says the Creed. All men deserve respect, all religions and philosophies contain partial and sometimes profound truths, but the Lord Jesus Christ is unique, the salvation he brings to each man, in the secret of free conscience, before and after death. Next stop Jerusalem.

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SIATE MISERICORDIOSI

Afferma la Scrittura: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5, 7). La misericordia non ha l’ultimo posto nelle beatitudini. Osserva ancora: Beato l’uomo che ha cura del misero e del povero (cfr. Sal 40, 2) e parimenti: Buono è colui che è pietoso e dà in prestito (cfr. Sal 111, 5). In un altro luogo si legge ancora: Tutto il giorno il giusto ha compassione e dà in prestito (cfr. Sal 36, 26). Conquistiamoci la benedizione, facciamo in modo di essere chiamati comprensivi, cerchiamo di essere benevoli. Neppure la notte sospenda i tuoi doveri di misericordia. Non dire: «Ritornerò indietro e domani ti darò aiuto». Nessun intervallo si interponga fra il tuo proposito e l’opera di beneficenza. La beneficenza, infatti, non consente indugi. Spezza il tuo pane all’affamato e introduci i poveri e i senza tetto in casa tua (cfr. Is 58, 7) e questo fallo con animo lieto e premuroso. Te lo dice l’Apostolo: Quando fai opere di misericordia, compile con gioia (cfr. Rm 12,  e la grazia del beneficio che rechi ti sarà allora duplicata dalla sollecitudine e tempestività. Infatti ciò che si dona con animo triste e per costrizione non riesce gradito e non ha nulla di simpatico.
Quando pratichiamo le opere di misericordia, dobbiamo essere lieti e non piangere: «Se allontanerai da te la meschinità e le preferenze», cioè la grettezza e la discriminazione come pure le esitazioni e le critiche, la tua ricompensa sarà grande. «Allora la tua luce sorgerà come l’aurora e la tua ferita si rimarginerà presto» (Is 58, . E chi è che non desideri la luce e la sanità?
Perciò, o servi di Cristo, suoi fratelli e coeredi, se ritenete che la mia parola meriti qualche attenzione, ascoltatemi: finché ci è dato di farlo, visitiamo Cristo, curiamo Cristo, alimentiamo Cristo, vestiamo Cristo, ospitiamo Cristo, onoriamo Cristo non solo con la nostra tavola, come alcuni hanno fatto, né solo con gli unguenti, come Maria Maddalena, né soltanto con il sepolcro, come Giuseppe d’Arimatea, né con le cose che servono alla sepoltura, come Nicodemo, che amava Cristo solo per metà, e neppure infine con l’oro, l’incenso e la mirra, come fecero, già prima di questi nominati, i Magi. Ma, poiché il Signore di tutti vuole la misericordia e non il sacrificio, e poiché la misericordia vale più di migliaia di grassi agnelli, offriamogli appunto questa nei poveri e in coloro che oggi sono avviliti fino a terra. Così quando ce ne andremo di qui, verremo accolti negli eterni tabernacoli, nella comunione con Cristo Signore, al quale sia gloria nei secoli. Amen

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LA SAMARITANA AL POZZO

‘Non mormorate, come fecero i vostri padri nel deserto.’ Questo richiamo risuona severo più volte nella parola dei salmi, dei profeti e dello stesso Gesù. La mormorazione ieri come oggi consiste nel lamentarsi, lamentarsi degli altri, del mondo, di Dio. La mormorazione deriva dalla fatica di camminare che spegne l ‘entusiasmo dell’attesa, quando le fatiche e i disagi sembrano superare la gioia di essere sulla strada giusta. La mormorazione del popolo nel deserto diventa dunque il simbolo di chi, mormorando e lamentandosi continuamente di tutto e di tutti, tende ad uccidere la certezza aprendo le porte al dubbio, alla divisione e alla discordia. Chi mormora ha il cuore che si indurisce, per questo si ferma e preferisce tornare indietro.
Dio, paziente e misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore…esaudisce gli assetati nel deserto a Meriba nonostante la durezza del loro cuore. Mosè batte sulla roccia e sgorga copiosa l’acqua, … san Paolo riprende l’episodio portando il simbolismo al punto estremo quando afferma, ricordando il fatto, ‘perchè quella roccia è Cristo.’ Ogni grazia infatti sgorga da Cristo, da lui solo la salvezza, la parola dalla sua bocca, il sangue e l’acqua dal costato che il soldaro trafigge, senza pietá. Scrivendo ai Romani lApostolo ricorda loro che siamo giustificati per la fede e non per le opere, ed è per questo che abbiamo accesso alla grazia. L’Apostolo ci avverte con toni esaltanti che che l’opposto della lamentazione, della mormorazione e della divisione, che ci fanno arretrare e non avanzare, è la speranza, la speranza che non delude perchè viene dallo spirito di Dio. Tutto si racchiude nel mistero dell’Amore di Dio ; arriviamo dunque all episodio del Vangelo, Gesù incontra la Samaritana al pozzo di Giacobbe, in cammino con i discepoli verso Gerusalemme, mentre i discepoli vanno nel villaggio a procurare il cibo lasciandolo solo. Il lungo dialogo che intercorre tra Gesù e la donna Samaritana che viene al pozzo per attingere lacqua è in realtá una espressione intensa e incalzante della Rivelazione divina, attraverso la quale la donna prima smascherata viene poi salvata. Gesù è l’acqua viva, chi ne beve non ha più sete. La salvezza viene dai Giudei, ed è a Gerusalemme il vero tempio, ma verrá il tempo in cui i veri adoratori adoreranno in spirito e veritá. La donna diventa strumento dell’Annuncio quasi preparando l’annuncio pasquale della Maddalenza.
Il vangelo di Giovanni, qui come altrove, dona la suggestiva impressione che chi racconta, scrive o descrive, abbia Gesù al fianco che suggerisce e condivide. il modo più bello di vivere e di salvarsi.

L…..

Prima domenica di quaresima. Gesù tentato nel deserto.

Dopo il battesimo al fiume Giordano, Gesù si ritira nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti. Immergendoci con Gesù nelle acque del battesimo siamo diventati Figli di Dio, abbiamo così incominciato la più grande avventura sulla faccia della terra: la conoscenza progressiva dell’Unico vero Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo. Il Creatore dell’Universo, Il Dio che ha parlato tante volte e in diversi modi ai Padri per mezzo dei profeti e ora si rivela pienamente al mondo nel Figlio.
Una conoscenza importante ancora ci manca, la conoscenza del mistero del male. Nel deserto Gesù è tentato dal diavolo. Senza Gesù ne sappiamo ben poco, normalmente ci affidiamo ad una incerta coscienza e scambiamo facilmente il bene con il male, deturpiamo la creazione, cambiamo l’ordine morale, trasformiamo la trasgressione in diritti e imprigioniamo gli innocenti.
Gesù rivela la presenza del diavolo e dei demoni. Non si tratta di vederli dove non ci sono, o demonizzare il bene che c’è nel mondo. Ma, se prescindiamo da questa presenza la nostra libertà diventa illusione e la nostra virtù solo apparente. Gesù ci insegna a non temere il male, Gesù ci insegna a combattere il male, Gesù vince il male con la Parola, Gesù ci libera dal male per la Potenza dello Spirito e la Misericordia del Padre.
Dopo aver tentato Gesù in ogni modo, il diavolo si allontana da Gesù per tornare al momento opportuno.
Nel Vangelo i demoni vengono scacciati. I discepoli ricevono lo stesso potere, a condizione che preghino e siano in comunione con Cristo.
Il Diavolo ritorna al momento opportuno. Sa che l’uomo peccatore rifiuta Dio per invidia, e lui è nato dall’invidia. Invidia del bene, della verità, dell’amore, della giustizia, della Pace. Diavolo vuol dire Colui che divide. Il Diavolo domina coloro che gli assomigliano. Riesce addirittura a mettere d’accordo coloro che sono invidiosi, che dividono, per poi distruggersi tra di loro.
Il diavolo non è un dio, non è dappertutto, cosa per noi difficile da capire, ma Gesù lo conosce perfettamente e lo domina. Preghiamo in questa quaresima dicendo: Liberaci dal male, o, se si vuole, dal maligno

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After baptism on the Jordan River, Jesus retires to the desert for forty days and forty nights. By immersing ourselves with Jesus in the waters of baptism we became Sons of God, thus we began the greatest adventure on the face of the earth: the progressive knowledge of the only true God, Father and Son and Holy Spirit. The Creator of the Universe, the God who spoke to the Fathers many times and in different ways through the prophets and now reveals himself fully to the world in the Son. We still lack important knowledge, knowledge of the mystery of evil. In the desert, Jesus is tempted by the devil. Without Jesus we know very little, we normally rely on an uncertain conscience and easily we exchange good for evil, we deface creation, we change the moral order transforming transgression into rights and imprison the innocent. Jesus reveals the presence of the devil and demons. It is not about seeing them where they are not there, or demonizing the good that is in the world. But if we disregard this presence our freedom becomes illusion and our virtue only apparent. Jesus teaches us not to fear devil, Jesus teaches us to fight evil, Jesus overcomes devil with the Word, Jesus frees us from devil by the power of the Spirit and the mercy of the Father.

After tempting Jesus in every way, the devil turns away from Jesus to return to the opportune moment. In the Gospel, demons are cast out. Disciples receive the same power, provided they pray and are in communion with Christ.

The Devil returns at the appropriate time. He knows that sinful man rejects God out of envy, and devil was born of envy. Envy of good, truth, love, justice, peace. Devil means the one who divides. The Devil dominates those who resemble him. He even manages to agree with those who divide, and then destroy each other. The devil is not a god, he is not everywhere, which is difficult for us to understand, but Jesus knows him perfectly and dominates him. Let us pray in this Lent saying: Deliver us from evil, or, if you wish, from the evil one.

cari fratelli siamo ancora sul monte, con Gesù che apre la sua bocca e istruisce i suoi discepoli. È il Verbo di Dio che parla. Troppe volte, per ignoranza, si attribuiscono ai preti e soprattutto al Papa le cose che lui ha detto. È molto importante conoscere le Scritture, conoscere i Vangeli che sono il cuore palpitante e vivo della Parola. Proprio Matteo ci insegna che Gesù è l ‘Emmanuele, il Dio con noi, ci ricorda l ‘ultima parola di Gesù prima di ascendere al cielo: IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI SINO ALLA FINE DEL MONDO.
Siamo sul monte, siamo discepoli. Gli uomini, in basso si dividono in destra e sinistra, anche se ai virus pare proprio che tale distinZione non non interessi; Gesù parla a tutti, ma per capirlo, per essere suoi discepoli occorre salire il monte, dove insegna la nuova legge del regno, dove annuncia le beatutudini, dove si Trasfigura, dove muore sulla Croce per salvare l’umanitá. Come si può infatti considerarsi cristiani se non si è disposti a cambiare mentalità e a cambiare modo di vivere.
Rifiutare la vendetta, non rispondere alla violenza con la violenza, dare in prestito, subire i torti e non farli, amare i propri nemici, pregare per coloro che ti perseguitano. Tutto si riassume nella Sentenza finale che apre la mente e il
cuore al più grande dei misteri. Siate dunque PERFETTI COME IL PADRE VOSTRO È PERFETTO. SIATE SANTI, BEATI VOI…In sintesi queste beatitudini consistono nell’Essere in comunione intima con Dio, vuol dire essere liberati dal peso di una umanità supponente o vittimista, essere liberati da una vita nevrotica e lamentosa.
Carissimi, la parola oggi è forte, tonica, sempre divina, sempre pienamente umana. Abbiamo cominciato con il Levitico che invita ad essere santi come Dio è santo, e dunque ad amare il prossimo come se stessi. san Paolo poi è incalzante con la sua dottrina di un Dio talmente vicino da abitare dentro di noi come in un tempio.
Questa la Parola, la Parola di un Dio che parla e al quale possiamo rispondere penetrando con coraggio l’apparenza talvolta dura del silenzio.

 

dear brothers and sister,
we are still on the mountain, with Jesus opening his mouth and instructing his disciples. HE is the Word of God Who speaks. Too often, because of ignorance, the things he said are attributed to priests and especially to the Pope. It is very important to know the Scriptures, to know the Gospels which are the throbbing and living heart of the Word. Matthew himself teaches us that Jesus is the Emmanuel, God with us, he reminds us of the last word of Jesus before ascending into heaven: I AM WITH YOU ALL DAYS UNTIL THE END OF THE WORLD.
We are on the mountain, we are disciples. The men, at the bottom, are divided into left and right, even if it seems to viruses that this distinction does not interest; Jesus speaks to everyone, but to understand him, to be his disciples one must climb the mountain, where he teaches the new law of the kingdom, where HE announces the beatutudies, where he is transfigured, where he dies on the cross to save humanity. In fact, how can you consider yourself a Christian if you are not willing to change your mentality and change your way of life?
Refusing revenge, not responding to violence with violence, lending, suffering and not doing wrong, loving one’s enemies, praying for those who persecute you. Everything is summed up in the final Sentence that opens the mind and the heart to the greatest of mysteries. Therefore, be PERFECT AS YOUR FATHER IS PERFECT. BE HOLY, BLESSED YOU…In summary, this beatitudes consists in Being in intimate communion with God, it means being freed from the weight of a presumptuous or victimized humanity, being freed from a neurotic and plaintive life.
Dear ones, the word today is strong, tonic, always divine, always fully human. We began with Leviticus who invites us to be holy as God is holy, and therefore to love our neighbor as ourselves. then St. Paul is pressing with his doctrine of a God so close to dwell within us as in a temple.
This is the Word, the Word of a God who speaks and to whom we can respond by courageously penetrating the appearance of silence.

Omelia SIA IL VOSTRO PARLARE SÌ SÌ NO NO, TUTTO IL RESTO VIENE DAL MALIGNO.

La conclusione del brano del Vangelo di questa domenica VI per annum, ci impone una severa disciplina nell’uso della parola ma anche una presa di posizione netta nei confronti del maligno, spacciatore di menzogne o di verità truccate. Per usare una terminologia informatica, questa sentenza ci invita a resettare il nostro linguaggio: sia il vostro parlare sì sì no no, tutto il resto viene dal maligno! Come è facile osservare ci stiamo aggiornando, e ci stiamo chiedendo se davvero i nuovi strumenti di comunicazione, come del resto tutta la tecnologia, siano una cosa in sè molto buona, che dobbiamo usare bene, o proprio nella sua innaturale bontà sia contenuta l’insidia.
Il Vangelo di questa domenica è moralmente impegnativo e apparentemente complesso. Che si parli di uccidere, di commettere adulterio, di divorzio, di rapporto con la giustizia, di giuramenti umani, il brano è sufficiente a sfatare l’idea che la morale venga dalla Chiesa. In realtà colui che parla e sentenzia, in questo tratto del discorso del monte, è Gesù stesso. È Lui che apre la bocca, come dice il testo, e ammaestra i discepoli.
Impegnativo dunque perché Gesù vuole che la nostra giustizia sia superiore a quella degli scribi e dei farisei, ma allo stesso tempo non è venuto per abolire la legge e i profeti ma a da re compimento. Dunque: la legge di Mosè resta in vigore, è la legge che misura il nostro peccato, la nostra debolezza, ma allo stesso tempo è un pedagogo che ci conduce su orizzonti più alti e positivi. Già gli Ebrei sapevano che chi osserva la legge scopre che amare Dio e amare il prossimo, amare Dio con tutte le forze e il prossimo come se stessi, riassume la legge e i profeti. Ma Gesù ha aggiunto il comandamento nuovo:amatevi come io vi ho amati, fatevi prossimo degli altri. Cristo che dona la vita per noi, il buon Samaritano che si ferma e cura.
Attenzione dunque a quanti difendono la diffusa mediocrità accusando gli altri di buonismo, oppure prendono il posto di Gesù usando i precetti come una clava.
Carissimi fratelli questo antico testo, che si avvia a compiere duemila anni di vita, sottintende due verità fondamentali, senza le quali potremmo annoverarlo tranquillamente tra le sapienze umane dei maestri di pensiero e di vita, e diventerebbe pura esortazioni morale dall’andatura utopistica. in verità queste esortazioni non fanno che riprodurre per noi tutta la vita di Gesù, cosi come è raccontata nei Vangeli. l’imitazione di Gesù, la conoscenza di Lui, il desiderio di seguirlo e di imitarlo, sono un segno sicuro del fatto che abbiamo capito la sua parola. Il secondo aspetto legato al primo e ugualmente decisivo, consiste nel fatto che Gesù, l Emanuele, il Dio con noi, è con noi tutti i giorni sino alla fine del mondo. E’ presente come Dio ovunque, ovunque egli vuole, vero uomo e vero Dio, risuscitato. La Chiesa ci dona una garanzia infallibile di questa presenza.
possiamo dunque riassumere con un invito, che ci libera dagli imperativi categorici che ci fanno sentire in colpa e ci irretiscono dolorosamente nella nostra incapacità. Lasciamoci amare, lasciamoci cambiare da Cristo vivo, dalla potenza della sua azione redentrice. Opponiamo al Maligno la pratica di una semplice ricerca di noi stessi nel mistero vivente del Cristo. La fede è vita.

Homily VI Sunday
let your speech yes yes no no, everything else comes from the evil one!

The conclusion of the passage of the Gospel of this Sunday VI per annum requires a severe discipline in the use of the word. To use computer terminology, this sentence invites us to reset our language: let your speech yes yes no no, everything else comes from the evil one! As it is easy to observe, we are updating ourselves, and we are wondering if the new communication tools, like all technology, are really a very good thing in itself, which we must use well, or precisely in its unnatural goodness is contained pitfall.
This Sunday’s Gospel is morally demanding and apparently complex. Whether it’s about killing, committing adultery, divorce, about relationships with justice, about human oaths, the passage is enough to dispel the idea that morality comes from the Church. In reality, the speaker and orator in this part of the mountain’s discourse is Jesus himself.
Demanding because Jesus wants our justice to be superior to that of the scribes and Pharisees, but at the same time he did not come to abolish the law and the prophets but to give fulfillment. Therefore: the law of Moses remains in force, it is the law that measures our sin, our weakness, but at the same time it is only a pedagogue who leads us to higher and more positive horizons. The Jews already knew that whoever observes the law discovers that loving God and loving one’s neighbor, loving God with all one’s might and one’s neighbor as oneself, summarizes the law and the prophets. But Jesus added the new commandment, love each other as I have loved you, make yourself close to others. Christ who gives his life for us, the good Samaritan who stops and cares.
So be careful of those who defend mediocrity by accusing others of goodism.
Dear brothers, this ancient text, which is about to complete two thousand years of life, implies two fundamental truths, without which we could safely count it among the human knowledge of the masters of thought and life, and would become pure moral exhortations from the utopian gait. in truth these exhortations only reproduce for us the whole life of Jesus, as it is told in the Gospels. the imitation of Jesus, the knowledge of him, the desire to follow him to imitate him, are a sure sign of the fact that we understand his word. The second aspect linked to the first and equally decisive, consists in the fact that Jesus, Emmanuel, the God with us, is with us every day until the end of the world. He is present as God everywhere, wherever he wants, true man and true God, resurrected. The Church gives us an infallible guarantee of this presence.
we can therefore summarize with an invitation, which frees us from the categorical imperatives that make us feel guilty and painfully ensnare us in our inability. Let us be amused, let ourselves be changed, by the living Christ, by the power of his redemptive action. We oppose the practice of a simple search for ourselves in the living mystery of Christ to the Evil One.

Giornata mondiale di preghiera e riflessione INSIEME CONTRO LA TRATTA

Questa domenica per annum coincide con la giornata mondiale di preghiera e di riflessione contro la tratta di esseri umani, comprati e venduti per scopi sessuali, sfruttamento del lavoro servile, commercio di organi. Insieme contro la tratta è il titolo. Un problema planetario, spesso occulto e taciuto. In realtà è un grido di dolore che si leva dalla terra, mascherato dal rumore di questa civiltà chiassosa, che, nonostante i suoi grandi progressi, insiste con la violenza , il sopruso, l’egoismo sfrenato e senza regole. Questo grido riguarda circa 40 milioni di esseri umani, e non resta inascoltato perché raggiunge le orecchie del Dio vivente. Noi non invochiamo la punizione e la vendetta, chiediamo il dono della misericordia e della giustizia. Uniamo dunque a questo grido la nostra invocazione, la nostra riflessione, il nostro impegno quotidiano per un mondo più giusto e più fraterno.
Il progresso più grande in questa nostra epoca è certamente quello di constatare come tutte le legislazioni, tutte le teorie politiche, siano ormai concordi nell’affermare il valore di ogni persona umana. L ‘aspetto più triste è che, nonostante il principio dell’uguaglianza sia sancito ovunque, la schiavitù aumenti. Se si vuole scavare più a fondo in questa realtà odiosa si scopre che oltre la perdita del senso di Dio e dell’etica dei valori fondamentali, il valore più importante sia diventato il denaro. Il denaro, con il suo potere e il suo fascino, genera non solo i traffici della malavita più o meno organizzata, ma genera una moltitudine di esseri umani disposti a vendersi, a essere schiavi, a prostituirsi, pur di avere un tenore di vita elevato o di fuggire alla stretta della miseria.
Carissimi, tramite il Vangelo Gesù ci esorta, come già i primi uditori della sua parola, ad essere sale della terra e luce del mondo. E’ una missione nobile, grande, aperta al futuro. In questa missione di abitare e far abitare la terra agli uomini in modo degno occorre anche il coraggio di dire NO. Non si tratta di una semplice negazione, perché noi sappiamo bene che il male si vince solo con un bene più grande, perché dove il peccato abbonda la grazia sovrabbonda. In particolare, quando si parla di prostituzione, si usa dire che trattasi del mestiere più antico del mondo. Nulla da eccepire sull’antichità, ma a noi pare piuttosto che il desiderio e la ricerca della felicità, il desiderio di essere autonomi e responsabili, qualifichino con maggior lucidità il valore di ogni uomo. La tratta è un fenomeno complesso che porta ovunque sofferenze e dolore, la Madre Divina ci aiuti a trasformare questa tragedia, questo orribile disumanesimo in una sorgente di gratitudine e di bellezza. Proprio nelle situazioni estreme ci è dato di constatare che nulla è impossibile a Dio. A questo riguardo, per concludere, ricordiamo una donna venduta come schiava, poi riscattata, divenuta santa tra le suore canossiane , BAKHITA.

This Sunday per annum coincides with the world day of prayer and reflection against trafficking in human beings, bought and sold for sexual purposes, exploitation of slavish labor, organ trade. Together against trafficking is the title. A planetary problem, often hidden and masqued. In reality it is a cry of pain that rises from the earth, masked by the noise of this rowdy civilization, which, despite its great progress, insists with violence, abuse, unbridled and unregulated selfishness. This cry concerns about 40 million human beings, and does not go unheeded because it reaches the ears of the living God. We do not invoke punishment and revenge, we ask for the gift of mercy and justice. Let us therefore combine this cry with our invocation, our reflection, our daily commitment for a more just and more fraternal world.
The greatest progress in our time is certainly to see how all legislation, all political theories, are now in agreement in affirming the value of every human person. The saddest aspect is that, despite the principle of equality everywhere enslaved, slavery increases. If you want to dig deeper into this hateful reality, you discover that besides the loss of the sense of God and the ethics of fundamental values, the most important value has become money. Money, with its power and charm, not only generates the trafficking of the more or less organized underworld, but generates a multitude of human beings willing to sell themselves, to be slaves, to prostitute themselves, in order to have a high standard of living or to flee from the grip of misery.
Dear friends, through the Gospel Jesus exhorts us, as the first hearers of his word, to be salt of the world and light for the earth. It is a noble, great mission, open to the future. The courage to say NO in this mission of dwelling and making men live in a dignified way is also necessary. This is not a simple denial, because we know well that evil is overcome only with a greater good, because where sin is great grace abounds. In particular, when it comes to prostitution, it is customary to say that it is the oldest profession in the world. Nothing to complain about antiquity, but it seems to us rather that the desire and the pursuit of happiness, the desire to be autonomous and responsible, qualify with greater clarity the value of each man. Trafficking is a complex phenomenon that brings suffering and pain everywhere, the Divine Mother helps us to transform this tragedy, this horrible inhumanism into a source of gratitude and beauty. Precisely in extreme situations we are given to ascertain that nothing is impossible for God. In this regard, to conclude, we remember a woman sold as a slave, then redeemed, who became a saint among the Canossian nuns, BAKHITA.

 

Solo il cristianesimo riesce a coniugare la vita sempice e umile del popolo, di tutti i popoli, con la grandezza e la sublimitá della presenza di Dio. In questo senso il cristianesimo non interessa solo quelli che credono, che si riconoscono cioè peccatori dinanzi a un Dio che li salva e li rigenera in Cristo. Il Dio vivente abbraccia tutta quanta la realtá umana e cosmica. Dentro il suo grembo eterno, invisibile ai nostri occhi, ma reale nella sua sostanza incorruttibile, noi ci muoviamo, esistiamo; con il nostro bene, il nostro limite e anche il nostro male. Nella scena del Vangelo di questa domenica, che coincide con la Presentazione del Signore al tempio, ammiriamo la bellezza del Dio bambino, Luce delle genti, la nobile coppia di Nazareth, Giuseppe e Maria, la chiaroveggenza del vecchio Simeone, i frutti di una vita santa nella profetessa Anna e infine l’umile offerta dei poveri, due tortore. Scena intima, poetica e devota.Improvvisamente lo scenario si squarcia per la sorpresa del vecchio Simeone carico di anni e mosso dallo SPIRITO, il quale riconosce Gesù quale Luce delle Genti, e profetizza la spada di dolore che attraverserà l’anima di Maria. Da oriente ad occidente della Chiesa questa memoria liturgica, posta quaranta giorni dopo Natale, ha ravvivato lo spirito delle persone semplici quelle che avvertono il bisogno di una vita integra,pura, impegnata nel bene, capace di compiere cose grandi coltivando quelle piccole. Per noi è la festa della luce, la festa della Candelora. Si accendono candele, si accendono luci, si accendono fuochi: èl’auspicio di bene alla fine dell’inverno e all’inizio dell’estate. Noi tutti, nel mondo intero, siamo preoccupati per la diffusione di una epidemia che si preannuncia di proporzioni colossali e per la quale tutti siamo impegnati e solidali. Ma esiste anche una epidemia e un contagio nel bene, nella libertá, nella fraternitá nel comune destino degli uomini chiamati a salvezza. Cristo luce del mondo, VENITE ADOREMUS!

Christian genius combines the simple and humble life of the people, of all peoples, with the greatness and sublimity of the presence of God. In this sense, Christianism does not only concern those who believe, that is, men and women recognizing that they are sinners before a God who saves them and regenerates them in Christ. The living God embraces all human and cosmic reality. Inside his eternal womb, invisible to our eyes, but real in its incorruptible substance, we move, we exist, with our good, our limit and also our evil. In this Sunday’s Gospel scene, which coincides with the Presentation of the Lord in the temple, we admire the beauty of the child God, Light of the Gentiles, the noble couple of Nazareth, Joseph and Mary, the clairvoyance of old Simeon, the fruits of a life holy in the prophetess Anna and finally the humble offering of the poor, two turtle doves. Really it is an Intimate, poetic and devoted scene. Suddenly the scenario turns to the surprise of the old Simeon, laden with years and moved by the SPIRIT, who recognizes Jesus as the Light of the Gentiles, and prophesies the sword of pain that will cross the soul of Mary. From east to west of the Church this liturgical memory, placed forty days after Christmas, has moved the spirit of simple people who feel the need for an integral, pure, committed to good life, capable of accomplishing such great things by cultivating those small ones. For us it is the festival of light, the festival of Candelora. Candles are lit, lights are lit, fires are lit, the wish for good shines at the end of winter and at the timide beginning of springstime. We all throughout the world are concerned about the spread of an epidemic that heralds colossal proportions and for which we are all committed and supportive. But there is also an epidemic and a contagion in the good, in freedom, in fraternity in the common destiny of men called to salvation. Christ light of the world, COME ADOREMUS!

 INIZIO DELLA PREDICAZIONE DI GESÙ.

La preghiera che apre la Liturgia di questa terza domenica ci invita a scoprire la volontá di Dio nel mondo affinchè portiamo frutti abbondanti di opere buone. È questa una visione estremamente positiva dell’esistenza che é diventata storia da quando é apparso Gesù nel mondo. Nessuna religione apre il cielo e feconda la terra come il cristianesimo, nessun credo religioso identifica le tenebre e sopratto trasmette la vita come il cristianesimo, nessuna forma di cristianesimo mantiene la fedeltá al primo inizio della diffusione del Vangelo come la Chiesa Di Pietro.
Due mila anni di contrasti e di lotte, di grandi imprese e anche di errori, ma il messaggio corre ancora sulla terra con la gioia e la freschezza delle origini. Quando Matteo descrive l’inizio della missione di Gesù in Galilea, trova facile riprendere la bellezza poetica della profezia di Isaia…: il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce… quel popolo oggi siamo noi, inevitabimente depressi in un mondo che si aggiusta tra le cose della terra, che cerca la sicurezza, che rifiuta il dialogo, l’accoglienza, la solidarietá, la condivisione, la natalitá, la diversitá. 
Il Credo dei primi cristiani era molto semplice: nel nome di Gesù Cristo, invocato come Dio vivente in mezzo a noi. Per questo Paolo striglia i corinti avendo saputo che ci sono divisioni, nel nome degli apostoli, forse nel nome di chi ha celebrato il loro battesimo, come se i cristiani fossero tifoserie legate a una squadra di calcio. 
Cristo non é diviso, Cristo è la luce delle genti, la chiesa in Cristo è come un sacramento, un segno che unisce gli uomini a Dio e gli uomini tra di loro. Sono affermazioni fondamentali, sono veritá della fede, che si uniscono alle esortazioni di Gesú nel Vangelo: Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».e… Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». in Cristo Gesú troviamo tutto, ,la luce, la guarigione, la salvezza, il perdono, la missione, il Padre, lo Spirito, la Madre, la Chiesa, l’ Unitá, la Croce, la Gioia, la vita, l’impegno per gli altri.
Si capisce bene allora perché … essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Subito vuol dire in questo momento.

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.HOMILY IIIrd SUNDAY. Per ANNUM BEGINNING OF THE PREACHING OF JESUS.

 

The prayer that opens the Liturgy of this third Sunday, invites us to discover the will of God in the world, so that we will bear abundant fruits of good works. This is an extremely positive vision of existence that has become history since Jesus appeared in the world. No religion opens the sky and fecundates the earth like Christianism, no religious creed identifies the darkness and above all transmits life like Christianism, no form of Christianism maintains loyalty to the first beginning of the spread of the Gospel like the Church of Peter.

Two thousand years of contrasts and struggles, of great enterprises and even of mistakes, but the message still runs on earth with the joy and freshness of its origins. When Matthew describes the beginning of Jesus’ mission in Galilee, he finds it easy to resume the poetic beauty of Isaiah’s prophecy …: the people who walked in darkness saw a great light … that people today are we, inevitably depressed in a Mentality that adjust itself among the things on the earth, that seeks security, that refuses dialogue, acceptance, solidarity, sharing, birth, diversity.

The creed of the early Christians was very simple: in the name of Jesus Christ, invoked as the unique, the living God among us. This is why Paul groomed the Corinthians having known that there are divisions, in the name of the apostles, perhaps in the name of those who celebrated their baptism, as if the Christians were supporters linked to a football team.

Christ is not divided, Christ is the light of people, the church in Christ is like a sacrament, a sign that unites men to God and men among them. They are fundamental affirmations, they are truths of the faith, which join the exhortations of Jesus in the Gospel: Get converted, because the kingdom of heaven is near ».and … Come after me, I will make you fishers of men». in Christ Jesus we find everything: light, healing, salvation, forgiveness, mission, the Father, the Spirit, the Mother, the Church, the Unity, the Cross, the Joy, the life, the commitment for others.

It is clear then why … they immediately left the boat and their father and followed him. Now it means right now.   dmn

Ancora una volta la liturgia ci porta sul fiume Giordano per condividere il Battesimo del Signore. Chi racconta non è più Matteo, come la scorsa domenica. Matteo è il vangelo dell’adempimento delle promesse; Luca racconta la storia dell’infanzia del Battista in parallelo con quella di Gesù, di cui è cugino. Chi racconta è Giovanni e la sua prospettiva, fin dal Prologo, è quella della testimonianza. Egli cioè, si pone nello sguardo, nel cuore e nella contemplazione del Battista … è il Battista che rende testimonianza quando vede Gesù venire da lui e annuncia: Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo! Questa formula è destinata ad avere un’immensa fortuna, incorporata nella liturgia prima della comunione. La speranza è ciò che Origene esprime quando afferma che nominare il Battista significa assumere l’intera carica profetica anche oggi. Il più grande dei profeti. Chiunque accetta la testimonianza e crede diventa più grande di lui. Chiunque accoglie il Figlio di Dio, l’Agnello di Dio è rigenerato nello Spirito Santo. La testimonianza ha dunque lo lo scopo preciso di ottenere l’obbedienza della fede. In effetti, leggiamo proprio alla fine del testo che Il Battista offre questa testimonianza in modo che chiunque la legga possa credere che Gesù è il Figlio di Dio. Il fatto è ancora una volta degno di nota; questa formula sacra, Figlio di Dio, è posta all’inizio del Vangelo di Marco: Inizio del Vangelo di Gesù Cristo Figlio di DIO. Il fatto è davvero degno di nota: i Vangeli, sebbene così diversi tra loro e identici a se stessi, concordano perfettamente nel contenuto essenziale, aggiungendo importanti dettagli sulla figura reale di Gesù. I Vangeli sono unanimi nel proclamare il figlio di Dio uguale a Dio, Dio stesso, e da qui la dottrina della Divina Trinità prende forma attraverso il suo linguaggio di rivelazione.
Scopriamo quindi cose impensabili e profonde, cose che non sapevamo di Dio e della nostra salvezza. Infatti ‘nessuno ha mai visto Dio, il Figlio che è nel Padre lo ha rivelato … In particolare scopriamo che il Battista fu mandato a battezzare con acqua dal Padre stesso; quando egli vede i cieli aperti e lo Spirito che scende su Gesù come una colomba, riconosce il segno di riconoscimento che il Padre gli ha dato. Infine, il Battista afferma che Gesù è più grande di lui, perché è sempre esistito. Gesù Signore, battezza con acqua e Spirito, con Spirito e sangue.

L’idea finale è che smettiamo di discutere della chiesa, dei sacerdoti, dei papi e tutti ci convertiamo alla testimonianza che gli apostoli e i loro collaboratori ci hanno offerto nelle pagine del Vangelo. Il passaggio dall’oscurità alla luce, dal gossip alla verità per tutti, dalla confusione alla certezza. Da Gesù descritto nelle Scritture al Gesù vivente.

 

Once again the liturgy takes us to the Jordan River to share the Baptism of the Lord. Who writes, is no longer Matteo, as in the past Sunday. Matthew is the gospel of the fulfillment of the promises; not even Luke narrates the story of the Baptist’s childhood in parallel with that of Jesus, of whom he is a cousin. Who nattates is Giovanni and his perspective, since the Prologue, is that of testimony. That is, he places himself in the gaze, in the heart and in the contemplation of the Baptist … it is the Baptist who bears witness when he sees Jesus coming to him and announces: Behold the Lamb of God who takes away the sin of the world. This formula is destined to have an immense fortune embedded in the liturgy before communion. The hope is what Origen expresses when he says that naming the Baptist means taking on the whole prophetic charge even today. The greatest of the prophets. Whoever accepts the testimony and believes is greater than he is. Whoever welcomes the Son of God, the Lamb of God is regenerated in the Holy Spirit. Testimony has the purpose of obtaining the obedience of faith. In fact, we read precisely at the end of the passage that John offers this testimony so that whoever reads it may believe that Jesus is the Son of God. The fact is also remarkable here; this sacred formula, Son of God is at the beginning of the Gospel of Mark: Beginning of the Gospel of Jesus Christ Son of GOD. The fact is truly noteworthy: the Gospels, although so different from each other and identical to themselves, agree perfectly in the essential content, adding important particulars on the real figure Jesus. The Gospels are unanimous in proclaiming the son of God equal to God, God himself, and from here the doctrine of the Divine Trinity takes form through his language of revelation.
So let’s discover unthinkable and profound things, things we didn’t know about God and our salvation. In fact ‘nobody has ever seen God, the Son who is in the Father has revealed him … In particular we discover that the Baptist was sent to baptize with water by the Father himself; when he sees the heavens open and the Spirit resting on Gesù like a dove, he recognizes the sign that the Father has given him. Finally, he affirms that Jesus is greater than he is, because he has always existed. Jesus the Lord, baptizes by water and Spirit, by Spirt and blood.

The final idea is that we stop discussing the church, the priests, the popes, and we all convert to the testimony that the apostles and their collaborators have offered us in the pages of the Gospel. The transition is from darkness to light, from Gossip to truth for all, from confusion to certainty. From Jesus described in the Scriptures to the living Jesus.

 

IL BATTESIMO DI GESU AL FIUME GIORDANO.

La liturgia ci trasporta sapientemente da Betlemme alle Rive del Giordano. Dalla Grande Manifestazione ai Magi, venuti dall’oriente con doni in rappresentanza dell’intera umanità, all’inizio della Vita Pubblica di Gesu’ con i suoi discepoli.  Dopo l’Epifania la fuga in Egitto, dopo il Battesimo le Tentazioni nel deserto. La narrazione evangelica è splendida, essenziale, drammatica, coinvolge il cielo e la terra. Gli evangelisti unanimi raccontano l’episodio del Battesimo di Gesù; quando si tratterà di scegliere il successore di Giuda, la partecipazione diretta a questo evento sarà posta come la condizione essenziale, e la sorte cadrà su Mattia. Gli interpreti ci dicono  che non si tratta  di un episodio comune, ma di una solenne e nuova Epifania-Teofania. Ancora una volta si ripete il leit motiv del Natale:…nasce umile e povero Colui che dona la vita…anche qui nel Battesimo il Verbo fatto carne si abbassa, scende nelle regioni umane della penitenza e della rigeneraione. Il verbo greco baptizo-mi immergo, vuole dire scendere. il Battista ha capito la sproporzione straordinaria del gesto e della richiesta di Gesù e tenta inutilmente di sottrarsi. Si manifesta parlando nella nube  il Padre, si rende parzialmente visibile come una colomba lo Spirito. Padre Figlio e Spirito Santo, Spirito Santo e fuoco, Battesimo e Missione. Paolo, battezzato tre giorni dopo la conversione, commenta in tal modo tutta la vita di Gesù nella lettera scritta ai Filippesi:Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini;apparso in forma umana,…Troppi scambiano questa umiltà come assenza. In questo giudizio basato sull’apparenza e sulla mancanza di fede fiorisce la maggior parte delle analisi sulla presenza della Chiesa e della fede nella società di oggi, dimenticando troppo spesso che il creatore dell’universo, il Salvatore dell’umanità, agisce dal basso, dal di dentro, nella profondità. Sono i deboli che hanno bisogno degli eserciti, delle bombe atomiche, della potenza per darsi un significato e un valore. Nel Battesimo di Cristo noi scopriamo una strada diversa un cammino nuovo sulla terra che ci apre ad un eterno destino, una rigenerazione profonda, una nuova creazione che lentamente domina e dominerà il mondo intero. Infatti con il nostro battesimo noi partecipiamo al mistero vivente di Cristo Signore. Il Figlio è tra di noi: ascoltiamolo, seguiamolo, amiamolo!

THE BAPTISM OF JESUS AT THE JORDAN RIVER.

The liturgy expertly transports us from Bethlehem to the banks of the Jordan. From the Great Manifestation to the Kings, who came from the East with gifts and representing the whole of humanity, at the beginning of the Public Life of Jesus with his disciples. After the Epiphany the flight to Egypt, after the Baptism the Temptations in the desert. The Gospel narrative is splendid, essential, dramatic, it involves heaven and earth. The unanimous evangelists recount the episode of the Baptism of Jesus; when it comes to choosing the successor of Judah, direct participation in this event will be placed as the essential condition, and fate will fall on Matthias. The interpreters tell us that this is not a common episode, but a solemn and new Epiphany-Theophany. Once again the leitmotif of Christmas is repeated: … the humble and poor One who gives life is born … even here in Baptism the Word made flesh is lowered, descends into the human regions of penance and regeneration. The Greek verb baptizo-immergo, means to go down. the Baptist understood the extraordinary disproportion of Jesus’ gesture and request and tries in vain to escape. The Father manifests himself by speaking in the cloud, the Spirit makes himself partially visible as a dove. Father Son and Holy Spirit, Holy Spirit and fire, Baptism and Mission.Paul, baptized three days after the conversion, thus comments on the whole life of Jesus in the letter written to the Philippians:Christ Jesus,while being divine in nature,did not consider a jealous treasure his equality with God;but he undressed himself, assuming the condition of a servant and becoming like men;appeared in human form, …Too many interpretate this humility for absence. In this judgment based on appearance and lack of faith, most of the analyzes on the presence of the Church and faith in today’s society flourish, forgetting too often that the creator of the universe, the Savior of humanity, acts from below, from within, in the depth. They are the weak who need armies, atomic bombs, power to give themselves meaning and value. In the Baptism of Christ we discover a different way a new path on earth that opens us to an eternal destiny, a profound regeneration, a new creation that slowly dominates and will dominate the whole world. In fact, with our baptism we participate in the living mystery of Christ the Lord. The Son is among us: listen to him, follow him, love him!